Archivi tag: Partiti

BUDGET-Obama compromise heeds voter call for concilation

Independent voters will be crucial to winning in 2012

Obama ‘compromise’ may help him with voters in 2012
Critics see budget debate as a failure of leadership
Debt ceiling debate promises more Obama intervention
Fresh off a White House-brokered budget deal, President Barack Obama’s reelection team hopes his intervention can lure back the moderate and independent voters who will be crucial to winning in 2012.
The president’s campaign strategists have latched onto voters’ distaste for partisan bickering, selling his role in the negotiations as evidence of a leadership style that can fix a broken political system and bring the parties together.
“Compromise … cannot be a dirty word,” top Obama adviser David Plouffe told NBC News’ “Meet the Press,” saying he hoped this would be a model for future dealings with the Republican-controlled U.S. House of Representatives.
But critics are not convinced. They say Obama’s accommodation of Republicans was forced upon the White House by Democratic losses in 2010, and those very losses underscore a lack of leadership from within the White House that will matter more to voters in 2012.
Voters dumped many Democratic lawmakers in the 2010 midterm elections and sent a message that government was trying to do too much and Obama was too liberal, according to research by Third Way, a nonpartisan Washington think tank.
“Obama, by trying to be the grand conciliator … shows he is heeding that call,” said Third Way’s Ryan McConaghy. “Elections are decided in the middle. … There is a real battle to be won and that is the battle of reasonableness.”
A Gallup poll before Friday’s budget deal found that 58 percent of Americans favored a compromise that averted a shutdown of the government, even if this meant giving ground on issues in the budget they personally felt strongly about.
Voters will get plenty more give and take in the months ahead, as Obama navigates a divided Congress grappling with next year’s budget and raising the country’s debt ceiling, which Republicans say they won’t do without agreement on even more spending cuts.
The government could hit the current $14.3 trillion limit on its borrowing authority by mid-May and will need Congress to approve another increase or risk defaulting and sparking a debt crisis.
CRITICS SEE WEAK LEADER
The White House says Obama will continue to seek common ground with Republicans on those issues. And he will lay out a plan to tackle the deficit over the long term in a speech in Washington on Wednesday.
While the White House portrays Obama as a unifier operating above party politics, critics see the president trying to make a virtue of necessity. The real issue, they argue, is about leadership that is not coming from the Oval Office.
Michael Barone, resident fellow at the conservative American Enterprise Institute in Washington, said the White House was trying to make the best of a bad situation by selling Obama’s intervention in last week’s budget showdown as a president mediating between ideologues.
“Voters may feel comfortable with that … but I don’t see this as the main problem,” said Barone. “The strong leadership thing at this point is the problem for him,” he said, arguing that Obama had sat back while Congress thrashed out the deal.
Obama formally declared himself a candidate for reelection on April 4. While the Republican field lacks a clear
front-runner, Obama will still face a challenge in recreating a coalition of moderate and independent voters and the highly energized grass-root activists who swept him into the White House in 2008.
This block frayed in the 2010 midterm elections, when Democrats lost control of the House and saw their weight
reduced in the Senate.
Republicans have been energized by support from the fiscally conservative Tea Party movement as well as social
conservatives, who pushed to exclude taxpayer support for abortion from this year’s budget.
But Obama, taking a traditional Democratic stance, beat off efforts to control birth control funding to the Planned
Parenthood family planning organization.
Plouffe maintained that line on Sunday. He also took a traditional Democratic line when he criticized a Republican
proposal to tame the long-term U.S. deficit, saying it put an unfair burden on old and poor Americans while supporting tax breaks for the country’s wealthy.

Annunci

Zapatero, sinistra spagnola e sindrome italiana.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Spagna, famigerata esportatrice di virus influenzale, contrae la malattia della sinistra italiana.
Sulla stampa e’ il tormentone di primavera: quando e come, Jose’ Luis Zapatero annuncera’ la sua futura uscita di scena, e chi sara’ il suo successore? Il premier socialista, ai minimi storici nei sondaggi, e con lui il Psoe, ufficialmente non ha aperto bocca. Ma tutti nel palazzo della politica madrilena danno per scontato che lascera’ alla fine dell’attuale mandato, per le politiche del marzo 2012.
La data dell’annuncio era stata prevista giorni fa da diversi giornali per questo sabato, quando a Madrid si riuniscono i vertici del Psoe. Un appuntamento pero’ ritenuto improbabile dal segretario organizzativo del partito Marcelino Iglesias. E nel frattempo sui tempi dell’annuncio si e’ scatenata una sorda battaglia dentro il partito e fuori fra chi lo vorrebbe subito e chi invece spera intervenga solo poco prima delle politiche. Fra questi ultimi anche Emilio Botin, patron del Banco Santander e prossimo banchiere di Spagna (c’e’ chi dice anche l’uomo piu’
potente), che ha chiesto a Zapatero di rinviare fino all’ultimo minuto la corsa alla successione. Questo fra l’altro per evitare analogie in un momento critico con i mercati con il Portogallo, dove il premier socialista e’ dimissionario da una settimana, e che si trova sull’orlo del salvataggio Ue-Fmi. Con Botin si schierano anche i socialisti catalani, che sperano di piazzare alla guida del partito al posto dell’attuale premier il ministro della difesa Carme Chacon. Per un annuncio rapido, che faccia chiarezza e indichi un nuovo leader piu’ presentabile da offrire agli elettori, premono i baroni regionali del partito, che temono una batosta alle regionali e amministrative del 22 maggio, ma anche dirigenti degli altri partiti come il ‘governatore’ nazionalista della Catalogna Artur Mas. Allungare i tempi – e’ la scommessa dei catalani – potrebbe infatti indebolire la posizione dell’attuale favorito, il vicepremier e ministro degli interni Alfredo Rubalcaba, e dare piu’ chance alla candidata catalana. E in effetti il fatto di essere visto per il momento come il ‘quasi sicuro’ successore di Zapatero fa si che sulla sua schiena si piantino gia’ colpi di spillo ma anche di stiletto di avversari e concorrenti. Contro di lui gonfia la polemica sul ‘Caso Faisal’, dal nome di un bar nel quale durante le trattative del 2006 – poi fallite – fra il governo Zapatero e l’Eta, avvenne una ‘soffiata’ della polizia al capo di una rete di estorsione del gruppo armato basco,
avvertito del suo imminente arresto. Una operazione immaginata per non disturbare la trattativa. L’inchiesta sulle
responsabilita’ della soffiata si avvicina sempre di piu’ ai piani alti del ministero degli interni. La pubblicazione da parte di El Mundo ieri di note sequestrate all’ex-capo Eta Javier Lopez Pena, alias ‘Thierry’, arrestato in Francia, hanno reso ancora piu’ delicata la posizione di Rubalcaba. I documenti affermano che durante il negoziato il governo si impegno’ a dare ordine alle forze di sicurezza di non procedere ad arresti di uomini del gruppo armato. Il governo mette in dubbio l’attendibilita’ delle carte dell’Eta, Rubalcaba ha detto di essere ”orgoglioso” di quanto fece allora, ma il Partido Popular ora chiede le sue dimissioni per ”collaborazione con i terroristi”.


Senza Futuro (e Libertà)

Non sono ancora nati e sono già senza futuro. L’agenzia ANSA batte all’1:33 di oggi un lancio esilarante dal titolo “FLI: FINI NON SCIOGLIE NODO COORDINATORE, SI DECIDE IN MATTINA. SPACCATURA SU IPOTESI GUIDA BOCCHINO, CONTRARI URSO-VIESPOLI”.
Pare di leggere un dispaccio polveroso, recuperato dagli archivi della Prima Repubblica. Secondo indiscrezioni notturne, come si addice ad un congresso di un partito nato dalla scissione di un’altro partito aspramente criticato per la gestione personalistica del potere,

Gianfranco Fini esce dal vertice notturno di Futuro e Libertà con le idee chiare

resta ancora tutta aperta la questione degli organigrammi di Fli, nonostante il lungo vertice convocato da Gianfranco Fini per cercare una soluzione unitaria sulla guida di Futuro e Liberta’. Vertice che arriva dopo i forti dissidi scatenati nei primi due giorni della Assemblea Costituente dall’ipotesi di una segreteria affidata ad Italo Bocchino. Il leader di Fli, dopo una giornata di aspri scontri dietro le quinte del congresso, si e’ visto costretto ad intervenire e a convocare, a cena nell’hotel milanese che lo ospita, i vertici futuristi per chiedere loro di privilegiare su tutto la compattezza e l’unita’, in un momento politico delicato come questo. Ma la soluzione unitaria, nonostante il richiamo del leader, al momento non c’e’. E Fini, che questa mattina chiudera’ l’Assemblea Congressuale, prima dovra’ sbrogliare la matassa. Resta sul tappeto l’ipotesi, fortemente contrastata, che a fare il coordinatore sia chiamato Italo Bocchino. Ma un gruppo di finiani, capeggiati da Carmelo Briguglio e Fabio Granata, potrebbero chiedere che a votare sia l’Assemblea Costituente. ”Il partito si spaccherebbe – avverte pero’ uno dei presenti al vertice serale – e sono gia’ pronti i ricorsi, perche’ l’Assemblea Costituente non e’ dotata di questo potere”. Una delle ipotesi circolate e’ stata anche quella di non nominare un coordinatore e congelare gli attuali assetti: Italo Bocchino e Pasquale Viespoli resterebbero capigruppo rispettivamente alla Camera e al Senato, Roberto Menia responsabile organizzativo e Benedetto Della Vedova portavoce, mentre non si sceglierebbe al momento un coordinatore unico, ruolo in precedenza di Adolfo Urso, ne’ un coordinamento collegiale.
Forti i malumori espressi soprattutto dal coordinatore in pectore Adolfo Urso e dal presidente dei senatori Pasquale Viespoli, che ha riunito i senatori futuristi annunciando a Fini possibili defezioni nel caso fosse scelto Bocchino per la guida del partito. Contrari alla nomina anche diversi coordinatori regionali. Sara’ Fini a decidere, prima di chiudere il primo congresso futurista, contrassegnato dalla forte spaccatura del suo gruppo dirigente.Senza Futuro.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: