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Japan’s nuclear crisis: main developments

Japan Nuclear Alert

Following are main developments after a massive earthquake and tsunami devastated northeast Japan and crippled a nuclear power station, raising the risk of an uncontrolled radiation leak.
An aide to Prime Minister Naoto Kan says the government’s main aim is to stop radiation leaks from the stricken Fukushima Daiichi nuclear plant that are spooking Japanese, hindering work and frightening tourists.
Plant operator Tokyo Electric Company (TEPCO) has poured concrete into a crack in a concrete pit in reactor no. 2 but this has failed to stop leaks. TEPCO is also using water-absorbent polymers, with plans to top the polymers with more concrete to halt the leaks.
Engineers examine alternatives to pumping in water to cool the reactor, including an improvised air conditioning system, spraying fuel rods with vaporised water or using the plant’s cleaning system.
Radiation levels in the sea nearby stand at 4,000 times the legal limit.
A group of farmers from the Fukushima region came to Tokyo with Geiger counters to show their produce is safe.
Prime Minister Naoto Kan ensured residents in the disaster zone on Saturday that the government would offer support in rebuilding. He entered the 20-km evacuation zone around the wrecked plant and visited “J-village”, a sports facility serving as headquarters for emergency teams tring to cool down reactors.
Kan said on Friday that TEPCO should remain in private hands, even though the company would need financial assistance from the government to deal with the aftermath of the disaster. Earlier, the Manichi newspaper said the government would take control of TEPCO.
Kan also said that he wanted to decide by the end of April on the content of an extra budget for earthquake relief.
Chief Cabinet Secretary Yukio Edano said the evacuation of residents near the plant will be a “long-term” operation.
A U.N. watchdog on Thursday suggested widening of the exclusion zone around the station after radiation measured at a village 40 km distant exceeded a criterion for evacuation.
Japanese manufacturing activity slumped to a two-year low in March and posted the sharpest monthly fall on record as the quake and tsunami hit supply chains and output.
A total of 11,938 people are confirmed dead by Japan’s National Police Agency, while 15,478 are missing. A total of 168,586 households are without electricity and 220,000 without running water.
More than 164,200 people are living in shelters on high ground above vast plains of mud-covered debris.
Thousands of Japanese and U.S. Soldiers conducted a search for bodies on Saturday using dozens of ships and helicopters to sweep across land still under water along the northeast coast.
Estimated cost of damage to top $300 billion, making it the world’s costliest natural disaster. The 1995 Kobe quake cost $100 billion while Hurricane Katrina in 2005 caused $81 billion in damage.

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Zapatero, sinistra spagnola e sindrome italiana.

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La Spagna, famigerata esportatrice di virus influenzale, contrae la malattia della sinistra italiana.
Sulla stampa e’ il tormentone di primavera: quando e come, Jose’ Luis Zapatero annuncera’ la sua futura uscita di scena, e chi sara’ il suo successore? Il premier socialista, ai minimi storici nei sondaggi, e con lui il Psoe, ufficialmente non ha aperto bocca. Ma tutti nel palazzo della politica madrilena danno per scontato che lascera’ alla fine dell’attuale mandato, per le politiche del marzo 2012.
La data dell’annuncio era stata prevista giorni fa da diversi giornali per questo sabato, quando a Madrid si riuniscono i vertici del Psoe. Un appuntamento pero’ ritenuto improbabile dal segretario organizzativo del partito Marcelino Iglesias. E nel frattempo sui tempi dell’annuncio si e’ scatenata una sorda battaglia dentro il partito e fuori fra chi lo vorrebbe subito e chi invece spera intervenga solo poco prima delle politiche. Fra questi ultimi anche Emilio Botin, patron del Banco Santander e prossimo banchiere di Spagna (c’e’ chi dice anche l’uomo piu’
potente), che ha chiesto a Zapatero di rinviare fino all’ultimo minuto la corsa alla successione. Questo fra l’altro per evitare analogie in un momento critico con i mercati con il Portogallo, dove il premier socialista e’ dimissionario da una settimana, e che si trova sull’orlo del salvataggio Ue-Fmi. Con Botin si schierano anche i socialisti catalani, che sperano di piazzare alla guida del partito al posto dell’attuale premier il ministro della difesa Carme Chacon. Per un annuncio rapido, che faccia chiarezza e indichi un nuovo leader piu’ presentabile da offrire agli elettori, premono i baroni regionali del partito, che temono una batosta alle regionali e amministrative del 22 maggio, ma anche dirigenti degli altri partiti come il ‘governatore’ nazionalista della Catalogna Artur Mas. Allungare i tempi – e’ la scommessa dei catalani – potrebbe infatti indebolire la posizione dell’attuale favorito, il vicepremier e ministro degli interni Alfredo Rubalcaba, e dare piu’ chance alla candidata catalana. E in effetti il fatto di essere visto per il momento come il ‘quasi sicuro’ successore di Zapatero fa si che sulla sua schiena si piantino gia’ colpi di spillo ma anche di stiletto di avversari e concorrenti. Contro di lui gonfia la polemica sul ‘Caso Faisal’, dal nome di un bar nel quale durante le trattative del 2006 – poi fallite – fra il governo Zapatero e l’Eta, avvenne una ‘soffiata’ della polizia al capo di una rete di estorsione del gruppo armato basco,
avvertito del suo imminente arresto. Una operazione immaginata per non disturbare la trattativa. L’inchiesta sulle
responsabilita’ della soffiata si avvicina sempre di piu’ ai piani alti del ministero degli interni. La pubblicazione da parte di El Mundo ieri di note sequestrate all’ex-capo Eta Javier Lopez Pena, alias ‘Thierry’, arrestato in Francia, hanno reso ancora piu’ delicata la posizione di Rubalcaba. I documenti affermano che durante il negoziato il governo si impegno’ a dare ordine alle forze di sicurezza di non procedere ad arresti di uomini del gruppo armato. Il governo mette in dubbio l’attendibilita’ delle carte dell’Eta, Rubalcaba ha detto di essere ”orgoglioso” di quanto fece allora, ma il Partido Popular ora chiede le sue dimissioni per ”collaborazione con i terroristi”.


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